L’approccio che utilizzo nel mio lavoro di psicoterapia è un approccio psicodinamico e relazionale, perché mette al centro la dimensione delle relazioni.
Ognuno di noi nasce con una serie di strutture organiche, ma ciò che ci fa diventare davvero ciò che siamo – ciascuno con le proprie caratteristiche, le sue particolari sensibilità, i propri punti di forza e di debolezza –, sono le relazioni che intratteniamo fin dalle prime ore di vita.
Sono le relazioni, prima con la madre, poi con la famiglia e infine con la società, che fondano la nostra psiche. Sono le esperienze di sicurezza o insicurezza, di cura o trascuratezza, di riconoscimento e sintonizzazione, di ammirazione o svalutazione, che decidono come saremo una volta adulti. È la qualità delle interazioni che abbiamo lungo la nostra storia di relazioni che, come un balsamo “sufficientemente buono” o “troppo cattivo”, determina i nostri assetti interni, il nostro carattere, la predisposizione a certi disturbi psicologici.
Siamo fatti di relazioni. Il nostro mondo psichico si organizza spontaneamente, come fosse un palcoscenico in cui vengono riprodotte le speranze, le attese, le delusioni, le paure che hanno caratterizzato le relazioni che abbiamo vissuto. Tutto questo l’abbiamo introiettato dentro di noi. Le nostre relazioni passate diventano in noi aspettative che, a nostra insaputa, vengono “trasfuse” in quelle attuali, con il partner, i figli, i colleghi di lavoro. Tutto ciò fa sì che riproduciamo ciò che abbiamo appreso dal passato, senza rendercene conto. Così, come una maledizione, le nostre esperienze infelici, disfunzionali e malate del passato si riproducono nel presente, continuando a farci stare male, si rinforzano dentro di noi, e cambiare diventa sempre più difficile.
Durante una psicoterapia a orientamento relazionale, il paziente avrà modo di scoprire come i suoi disagi o disturbi attuali non sono altro che l’epifenomeno di dinamiche sottostanti di rappresentazioni e sentimenti legati alle sue modalità relazionali odierne e passate, esterne e interne.
L’idea della psicoanalisi relazionale, ai fini del cambiamento e della cura dei disturbi psichici, è che, se sono le relazioni a plasmarci, se da esse dipende ciò che siamo e come ci sentiamo, per mutare tutto questo quando stiamo male, non c’è altra strada che effettuare un percorso di scoperta e trasformazione degli assetti relazionali che ci governano. Questo lo facciamo riflettendo insieme al terapeuta su come le relazioni ci abbiano forgiato, per avere consapevolezza e accorgerci di come, nei rapporti attuali, rimettiamo in scena gli stessi schemi, gli stessi sentimenti, gli stessi ruoli. Avere consapevolezza di ciò che facciamo nelle relazioni, di come ci sentiamo, e di come facciamo sentire gli altri, ci aiuta a mettere in atto modalità nuove, ci stimola a essere diversi, a cambiare.
Questo percorso di mutamento non passa solo attraverso la consapevolezza, ma avviene anche tramite delle esperienze relazionali differenti, cioè “correttive”. Mi riferisco principalmente alla relazione con il terapeuta che, in quanto relazione, riprodurrà le stesse distorsioni presenti nelle relazione interiorizzate, derivanti dalla storia del soggetto. Questo darà la possibilità, a paziente e terapeuta, insieme, di vedere i processi della mente relazionale dispiegarsi lì, davanti ai loro occhi. Sarà finalmente l’occasione per spezzare la catena della ripetizione, per provare a mettere in atto modalità, emozioni, schemi, differenti. È così che cambiamo la mente.
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