Un buon funzionamento sul piano relazionale, quindi la capacità di intrattenere rapporti duraturi, soddisfacenti con altre persone, animate da collaborazione, reciprocità, ascolto ed empatia, sono normalmente testimonianza di un buon livello di funzionamento della personalità.
Al contrario disturbi caratteriologici si riflettono sempre sul piano relazionale, creando distorsioni che sono, tra l’altro, specifiche per ogni tipo di disturbo. Si verificano, in questi casi, conflitti interpersonali continui, difficoltà di reciprocità e ascolto, vissuti di delusione, pensieri rivendicativi riferiti all’altro e reazioni rabbiose o depressive. Centrale risulta in questi casi la percezione che si ha dell’altro. Essa può essere:
- Scissa, cioè l’altra persona con cui si è in relazione diventa, all’improvviso, completamente cattiva; Ci si dimentica in quel momento che l’altro in questione è magari il nostro partner, un genitore, un figlio, una persona con cui c’è anche qualcosa di positivo. In quel frangente non conta cosa rappresenta l’altro per noi, egli diventa per noi un mostro, un invasore, un boicottatore, un’entità che ci vuole fare del male e da cui dobbiamo difenderci. Su di essa si riversa allora tutta la nostra rabbia e l’aggressività, perchè manca completamente la capacità, in quei momenti, di tenere il contatto con le parti buone dell’altro.
- Privo di autonomia. Come se l’altro fosse una nostra pretuberanza, che aderisce e gratifica senza discutere, i nostri desideri e bisogni. In questi casi si parla di una rappresentazione narcisistica dell’altro. Un modello del tipo: “tu esisti per gratificarmi!“. Essa naturalmente non contempla l’esistenza dell’altro, come altro diverso da sé, con la conseguenza che manca a volte, in modo sostanzioso, l’abitudine e la capacità di ascoltare e sintonizzarsi con il punto di vista differente di chi si ha di fronte.
- Quanto è costante la rappresentazione dell’altro? Una personalità matura e ben funzionante è caratterizzata dalla fiducia che l’altro significativo (un partner, un amico/a, un affetto) continui ad amarci anche quando si allontana da noi. Invece, a volte, può esserci una difficoltà a sentire che l’altro c’è, anche quando non è lì con noi in modo tangibile. Questa scarsa “pregnanza“ dell’altro è alla base, per esempio, di molti comportamenti di attaccamento morboso, o di gelosia. Può spiegare, per esempio, la preoccupazione e l’ansia che certi soggetti provano quando il partner risulta rabbuiato: questo perchè scatta la sensazione che ce l’abbia con loro. Oppure, il fatto di chiamare al telefono il partner diverse volte al giorno per dominare l’ansia o i sentimenti di gelosia. Questi sono tutti esempi di difficoltà nel considerare permanente l’altro, e testimoniano la tendenza a vivere l’esperienza della perdita definitiva con le emozioni e il dolore correlato, ad ogni allontanamento, anche temporaneo, dell’altro.