Difese utilizzate : modi di difendersi dal dolore emotivo e personalità

Le difese sono le modalità che tutti usiamo per difenderci da emozioni troppo intense (paura, insicurezza, vergogna, ecc..), per preservare l’autostima, l’immagine di noi stessi, per garantirci un senso di sicurezza quando ci sentiamo minacciati.
Fin qui, detto in questi termini, sembrerebbe che le difese siano nostre amiche. Effettivamente lo sono, nella misura in cui ci proteggono, ma purtroppo, c’è anche il rovescio della medaglia.
Quando adottiamo una difesa, inevitabilmente, tutto il nostro mondo affettivo, e di riflesso le nostre relazioni e i comportamenti, ne risentiranno. Ciò significa che la percezione di noi e degli altri subiranno delle distorsioni e questo potrebbe provocare effetti molto negativi sul nostro funzionamento ottimale.
Le distorsioni saranno trascurabili nel caso di difese più evolute, ma risulteranno particolarmente debilitanti quando parleremo di difese meno evolute.
Per esempio, l’uso massiccio di una difesa primitiva come la scissione, porterà a vivere tutta l’esperienza in termini di bene o male, di buono o cattivo, all’insegna dell’onnipotenza o dell’impotenza. Questo condurrà la persona a percepirsi un po’ come buona e perfetta, un po’ come impotente e cattiva, senza la possibilità di integrare queste due percezioni di sé. Anzi ,quando ci si sente bene si tende all’esaltazione, e tutte le cose negative scompaiono improvvisamente. Viceversa, quando si sta male, è come se non ci fosse, ed è come se non ci sarà mai più, nessuna ragione per vivere.
Provate a pensare cosa sarebbe la vostra vita se fosse vissuta solo all’insegna di estremi opposti, senza alcuna gradazione intermedia: significa essere o disperati o felicissimi, non è possibile dire, per esempio, che oggi sono triste o irritato, e allo stesso tempo, avere ben presente che si tratta solo di un momento passeggero; che continuano ad esserci altri aspetti positivi. E’ come fare la doccia con l’acqua o freddissima o bollente, non sarà di sicuro un’esperienza gradevole.. In questo modo la persona è soggetta a violente trasformazioni, non sa più chi è, soffre di una penosa instabilità dell’identità.
La stessa cosa, capita con gli altri: chi usa la scissione vede per esempio nel partner un po’ il bene assoluto è un po’ il male assoluto, senza possibilità di comunicazione tra questi due stati. Tutto questo, a sua volta, rischia di dare origine a comportamenti relazionali instabili, fluttuanti tra l’idealizzazione irrealistica dell’altro, fino all’aggressione rabbiosa quando l’altro è percepito come cattivo, abbandonante o svalorizzaante.

Le difese sono usate, spesso inconsciamente, per difenderci dal dolore e dall’ansia. Sono come dei sistemi di sicurezza che adottiamo per gestire le difficoltà; sono contromisure (più o meno rigide e più o meno distorcenti) usate per evitare che le emozioni dilaghino in modo incontrollato fino a farci crollare. Come detto sopra, alcune di esse sono difese di alto livello, sono cioè sistemi maturi per gestire le difficoltà. Altre sono invece difese di basso livello, estremamente rudimentali e capaci di creare dei mal funzionamenti nella nostra personalità.

Di seguito un elenco delle difese con la relativa definizione :

  • Actin Out : agire senza riflettere o senza apparente considerazione per le conseguenze negative dell’azione.
  • Affiliazione. Essere in grado di rivolgersi ad altri per ricevere aiuto o supporto.
  • Aggressività passiva. Esprimere aggressività verso gli altri in modo indiretto e non dichiarato.
  • Altruismo. Occuparsi dei bisogni degli altri al fine, in parte, di venire incontro anche ai propri.
  • Annullamento retroattivo. attuare comportamenti finalizzati a riparare simbolicamente o a negare precedenti pensieri, sentimenti o azioni inaccettabili per il soggetto.
  • Anticipazione. Prendere in considerazione soluzioni alternative realistiche e prevedere le reazioni emotive a problemi futuri, ma anche saper sperimentare l’angoscia futura attraverso la rappresentazione mentale sia delle idee sia degli affetti angoscianti.
  • Autoaffermazione. In una situazione conflittuale o stressante, saper esprimere sentimenti e pensieri direttamente e in modo non manipolatorio.
  • Auto-osservazione. In una situazione conflittuale o stressante, saper riflettere sui propri sentimenti, pensieri, motivazioni e comportamenti in modo appropriato.
  • Dissociazione. Alterazione temporanea delle funzioni integrative della coscienza, della memoria, della percezione di sé o dell’ambiente, del comportamento sensorio-motorio.
  • Fantasia autistica: sostituire con fantasticherie la ricerca di relazioni umane, ad azioni più dirette ed efficaci o la soluzione di problemi.
  • Formazione reattiva. Percepire come inaccettabili i propri comportamenti, Pensieri o sentimenti, E sostituirli con equivalenti diametralmente opposti. Per esempio essere gentile premuroso con una persona che inconsciamente odiamo.
  • Idealizzazione. Attribuire a sè o ad altri caratteristiche esageratamente positive.
  • Identificazione proiettiva. Proiettare su qualcun altro un affetto un impulso inaccettabile per il soggetto. Non disconoscere ciò che si è proiettato (a differenza della proiezione semplice), ma interpretarlo erroneamente come reazione giustificata nei confronti dell’altro.
  • Intellettualizzazione: orientarsi verso un pensiero eccessivamente astratto per evitare di provare sentimenti disturbanti.
  • Isolamento affettivo. Incapacità di sperimentare contemporaneamente le componenti cognitiva e affettiva di un’esperienza e quindi sottrarre alla coscienza la tonalità affettiva di ciò che e si vive.
  • Lamentarsi ma rifiutare l’aiuto. Lamentarsi ripetutamente, chiedere aiuto, ma rifiutare poi consigli e sostegno, esprimendo sentimenti nascosti di ostilità e risentimento.
  • Negazione/diniego. Non riconoscere aspetti della realtà esterna O interna che sono invece evidenti per gli altri.
  • Onnipotenza. Comportarsi come se si fosse superiori agli altri o si possedessero speciali poteri o capacità.
  • Proiezione. Attribuire ad altri i propri sentimenti, impulsi, pensieri inconsci e inaccettabili.
  • Razionalizzazione. Inventare spiegazioni, circa il comportamento proprio o altrui, rassicuranti o funzionali a se stessi, ma non corrette.
  • Repressione. Evitare intenzionalmente di pensare a problemi, desideri, sentimenti o esperienze in quel momento troppo disturbanti.
  • Rimozione. Incapacità di ricordare o essere cognitivamente consapevoli di desideri, sentimenti, pensieri o esperienze disturbanti.
  • Scissione. Vedere se stesso e gli altri come interamente buoni o cattivi, non riuscendo a integrare gli aspetti positivi e negativi di sé e degli altri in immagini coerenti.
  • Spostamento. Generalizzare o dirottare un un sentimento per un oggetto verso un altro oggetto solitamente meno temuto.
  • Sublimazione. Saper canalizzare sentimenti e situazioni potenzialmente disadattivi in modo socialmente accettabile.
  • Svalutazione . Attribuire a sé o ad altre caratteristiche esageratamente negative.
  • Umorismo (Humor). Saper cogliere con ironia gli aspetti divertenti delle situazioni conflittuali e/o stressanti.
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